Credo sia la primavera, visto che il cambio climatico -pare- influisce sull'umore. Sta di fatto che ogni anno in questo periodo aumentano i casi di suicidio.
Lascio l'ufficio e mi dirigo nel piazzale sottostante per la mia consueta pausa cancerogena. Non fosse che all'ingresso trovo sbirri, pompieri, 118 e amulanza dell'ospedale.
Chiedo cosa sia successo e mi spiegano che dal palazzo gemello che ci sta affianco hanno visto un uomo al 5° piano pronto a lanciarsi di sotto. Hanno chiamato subito aiuto e hanno avvisato il portiere del mio stabile.
Il poveraccio sicuramente aveva chiuso la porta del suo ufficio e avendo impiegato troppo tempo per il suo intento suicida si è ritrovato messo in mezzo con tutto il piano allertato.
Scatta la ricerca dell'uomo. Si sa il piano, si sa come è vestito. Viene trovato da uno del 118 seduto alla sua scrivania. Faceva finta di lavorare.
Nonostante la descrizione non ho capito chi sia. Bene o male qui le facce si conoscono. Non so nemmeno che età possa avere.
Viene portato via e si scopre che di primo mattino è stato licenziato. Perchè ha fatto troppe giornate di malattia. Era in cura per depressione.
Non lo so chi sia eppure mi torna in mente la discussione, molto arrabbiata da parte mia, con la coinquilina. Avuta due settimane fa. Mi dice che io son sempre troppo tragica e sempre pronta ad accusare chi non ha colpa. Che pretendo di sapere cose che non conosco. Che se mi sentisse parlare un parente di un suicida lo farei sanguinare a morte.
Invece, mi spiace, ma credo di avere ragione.
Il suicida, mi si permetta, lo conosco bene. E due cose sono fondamentali: non è una decisione che si prende nel giro di 5 minuti, ma è lungamente meditata. Nella testa del suicida passano tutti i metodi, viene scelto quello che si lega alla paura della sofferenza piuttosto che alla reperibilità degli strumenti. Non è un raptus. Non ci si toglie la vita dopo una sola giornata nera. Può esserci un fattore scatenante molto forte per il soggetto, come l'essere lasciati, o un lutto o un qualsiasi altro evento ritenuto troppo shockante. Ma fra l'evento e il gesto finale passa comunque del tempo.
Oppure può essere la conclusione di un lungo periodo di depressione, in cui il soggetto prova, valuta, cerca. E non vede uscita. Non esiste. L'unica, che è anche una liberazione, è quella di farla finita.
E seconda cosa non meno importante, l'aspirante suicida non chiede altro che di essere preso per mano e aiutato. Non vuole pietà, o commiserazione. Non è "poverino". Ricerca anzi solo qualcuno che gli dica -adesso la risolviamo- ridandogli la dignità che merita l'essere umano. Rifacendogli vedere uno spiraglio, una via di uscita, una soluzione. Qualcuno che, molto semplicemente, gli faccia spostare di poco la visuale. Qualsiasi cosa, affrontata in solitudine, diventa immensamente grande e pesante. Si gira e si rigira sempre negli stessi ragionamenti.
Adesso. Nessuno di noi è maga maghella e un raptus di follia non lo possiamo certo prevedere.
Un suicidio si.
Non posso prevedere certo quello del mio vicino di casa. Che non conosco. Nè di questa persona che lavora nel mio stabile.
Ma non mi si venga a dire, perdio, come pretende di fare la coinquilina che un fratello, un marito, un amico, un padre ti coglie di sorpresa.
Stronzate.
Chi è colto di sorpresa deve solo ammettere a se stesso una semplice verità: di quella persona non me ne fregava un cazzo. Non ho voluto vedere i gesti rallentati, non ho voluto vedere che sorrideva solo con la bocca e non con gli occhi, non ho voluto vedere che perdeva entusiasmo per ogni cosa. Ho volutamente ignorato i mille e uno segnali di aiuto che mandava.
Perchè? Forse non siamo dei mostri. O forse lo siamo nel modo peggiore. Perchè ormai siamo fagocitati, consapevolmente o meno non ha importanza, nella società della fretta in cui dobbiamo ottimizzare tutto. E leggiamo il giornale mentre mangiamo e mandiamo sms mentre caghiamo. Perchè siamo nella società dei problemi, quindi ho già il mutuo e le bollette e il capo fetente tutto il giorno al lavoro, quindi scanso come la peste tutte quelle cose che mi dovrebbero stimolare il cervello.
Quindi non leggo un libro di denuncia sociale, perchè fa fatica. Guardo il grande fratello, che sto leggero.
Quindi non vado a mettermi in situazioni sociali dove stanno peggio di me, i bambini in ospedale non li voglio vedere che mi deprimo, meglio la palestra, che sfogo la rabbia e guardo il culo o il pacco che ho davanti.
Quindi non chiamo l'amico che è stato appena lasciato dalla moglie, che mi attacca il pippone. Preferisco quello che mi parla di figa o l'amica che ha il dramma del colore della borsa Gucci da comprare.
Perchè devo stare leggero. Che non ho voglia di pensare, criticare, lottare coi mulini a vento. Che non ragiono a lungo termine su come cristo sto vivendo. Devo arrivare a fine giornata, a fine settimana. Sera dopo sera. Finchè una sera mi cadrà la dentiera dal comodino e sentirò che il cuore si ferma. Forse lì ci chiederemo "ma come cazzo ho vissuto? Ma a cosa è servito?".
Allora non mi si dica che uno si ammazza e coglie tutti di sorpresa. Mi coglie di sorpresa un Pinco Pallino che manco conosco.
Il tipo che stava sul davanzale del 5° piano avrà una famiglia, avrà un amico, avrà forse una donna.
Ecco, io non sono cattiva. Però andrei da loro, almeno a chiedere coerenza. E' stato portato via, sicuramente affidato ad uno psichiatra. Ma se fosse finito giù non vi presentiate in una chiesa a piangere e dire "e come è potuto succedere?". Non è un'accusa da cattiva. E' realtà. Perchè è tuo dovere, umano, vegliare e proteggere chi pretendi di dire che ami. Altrimenti sii coerente e dimmi che non ti interessa, che non ti è mai interessato e quindi non potevi prevederlo. Perchè non hai mai avuto voglia di ascoltare.
Perfetto. Mi sta bene.
Ma non accetto di essere complice della pulizia di una coscienza che se si sente sporca è perchè sta annegando nel fango del menefreghismo.
Allora non mi si dica che potrei far sanguinare di sensi di colpa chi resta. Se sei restato due son le cose: o te ne sei fregato, e allora è giustissimo tu sanguini, e spero a vita. Oppure non te ne fregava nulla, e allora non ti tange nemmeno il senso di colpa.
E' successo, e succederà ancora, perchè non abbiamo più il senso delle cose.
E non ce ne frega un cazzo di niente.
